“Dualismo Veneziano”
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Venezia è contraddittoria. Esige attenzione, ogni calle e campo donano stupore e meraviglia.
Nonostante le modalità di spostamento lente, l'impazienza del quotidiano spinge a vivere la città freneticamente.
Correndo per le calli si percepiscono solo forme, colori e brusio; una visione rapida, fugace, parziale e frettolosa di Venezia.
Essa è luogo dove esiste una corrispondenza tra natura rettangolare delle forme e l'anarchia dell'acqua, che disdegna la nozione di forma.
“Groviglio di pesci”
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Gli abitanti della laguna si ammassano nei canali della città e percorrono le stesse strade delle persone, creando una realtà surreale a Venezia, popolando le calli sommerse dall’acqua.
“Porta come volto”
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Frequentando l’architettura di Venezia, capita di non sentirsi più soli, ma di trovarsi circondati dallo sguardo degli edifici come da quello di persone conosciute.
Così, nel contrasto dei marmi, si scovano profili di corpi; e appaiono come bocche aperte le porte che lungo i canali si affacciano sull’acqua; ti accorgi poi che gli occhi sulla facciata di una chiesa – attraversata in quei due punti da una scura bifora – ti squadrano da lontano.
“La nebbia”
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L’atmosfera intrappola il tempo e lo spazio nel filtro visivo e fisico della nebbia.
Resta l’impressione della città quando l’occhio si chiude.
“Briccola”
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Con la sua verticalità la briccola spezza l’orizzonte continuo veneziano, solco che separa il mare dal cielo.
“Stencil”
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Un frammento di uscio veneziano.
La materia consumata trattiene gesti, presenze e memoria urbana – tracce minime di identità e passaggio.
“Concavità epidermiche”
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Quando l’aria salmastra sfiora i muri come una presenza ostinata, ogni superficie diventa motivo per incidere il suo passaggio.
Lieve si leva una voce, un sibilo che sussurra di voler essere ricordato, in un’atmosfera densa e sulfurea che ricopre come una sottile velina la pelle delle cose.
I pochi incavi superstiti, provenienti da un tempo passato, ci raccontano di una superficie scavata dalla bora veneziana.
“Venezia Vortex”
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Nel panorama veneziano, i mulinelli sono presenze silenziose e imprescindibili.
Affiorano in ogni canale e in ogni rio, non appena lo sguardo si abbandona al moto perpetuo della laguna.
Piccoli vortici d’acqua che sembrano sussurrare il segreto più intimo della città.
“Risacca”
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Siamo abituati a camminare a testa alta, ad ammirare lo splendido panorama che avvolge Venezia, ad ascoltare il suono delle onde che si rompono sulla battigia, le stesse onde che portano in superficie una parte a noi nascosta del fondale.
“Come carta i muri”
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I muri si sbriciolano sotto l’azione del sale.
L’umidità apre il colore in aloni, sfuma i contorni degli edifici.
La natura lavora per corrosione, respinge il lavoro dell’uomo e rigetta i restauri nelle braccia della salsedine.
Come carta i muri si strappano, cedendo all’eco del mare.
“Venezia che respira”
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Il respiro di Venezia erode e segna le pareti delle case, dove la materia si consuma e si stacca lentamente.
“Spazio e atmosfera”
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Ponti, canali e vicoli, intreccio infinito, in perpetuo movimento.
"Salsedine"
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La salsedine è il linguaggio del tempo.
Costantemente riscrive Venezia con una traccia paziente, quotidiana, inevitabile. Il sale, testimonianza dell’infinto dialogo tra la città e l’acqua, si deposita come una carezza leggera sulla pelle delle cose e rende visibile la loro memoria.
“Liquid patchwork”
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Quel grande pesce sdraiato sull’acqua: Venezia.
Nobili scaglie di pietra e canali scintillanti riflettono la storica frenesia che pulsa sopra e sotto la superficie.
Ogni angolo è un sestiere che svela il tassello mancante del grande mosaico architettonico coperto di acqua.
“Senza Nome”
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Ricerca dell’elemento ripetuto, fino a renderlo magia e segno.